Arabia Saudita riscrive le rotte: cinque corridoi intermodali per aggirare Hormuz




2026-04-16

Con lo Stretto di Hormuz ancora di fatto inaccessibile, l'Arabia Saudita non aspetta che la situazione si sblocchi: si muove per terra.

Saudi Railway Company ha annunciato l'attivazione di cinque nuovi corridoi logistici intermodali, pensati per collegare i porti del Golfo Arabico — Dammam, Jubail e Ras Al-Khair — con il Riyadh Dry Port, polo centrale di smistamento container, e da lì verso i distretti industriali di Al-Kharj e Hail, fino al confine settentrionale con la Giordania.

La struttura della rete è modulare: segmenti ferroviari esistenti integrati con connessioni stradali, capaci di gestire flussi differenziati — container, petrolchimici, minerali. Il Riyadh Dry Port diventa il nodo di smistamento interno, mentre i terminal costieri fungono da porte di accesso ai traffici marittimi. L'obiettivo dichiarato è trasferire quote di traffico dalla gomma al ferro sulle lunghe distanze, migliorando la fluidità dei flussi e riducendo la dipendenza da una rete stradale congestionata.

L'iniziativa si inserisce nella National Transport and Logistics Strategy e nel programma Saudi Vision 2030, ma ha anche una lettura più immediata e concreta: questi corridoi sono la risposta operativa alla crisi di Hormuz. Funzionano come sistema di adduzione e distribuzione complementare al Saudi Landbridge, la dorsale ferroviaria est-ovest tra Golfo e Mar Rosso ancora in costruzione. Il collegamento verso la Giordania, in particolare, apre uno sbocco terrestre verso il Levante, ampliando le opzioni per i traffici regionali che non possono più contare sul passaggio marittimo.

Cosa manca ancora per valutare la competitività reale

Il progetto è strutturalmente solido, ma chi deve prendere decisioni operative oggi si scontra con alcune lacune informative significative. Non sono ancora disponibili dati su capacità, frequenze e tempi di percorrenza, né informazioni su tariffe o incentivi al trasferimento modale. Resta aperta anche la questione dell'integrazione operativa tra ferrovia, porti e sistemi doganali: un corridoio intermodale funziona davvero solo se la documentazione, gli accessi ai terminal e i flussi fisici sono coordinati in modo continuo. Su questo, per ora, non ci sono dettagli pubblici.

Il segnale che conta

Al di là dei gap informativi, il movimento è chiaro: Riyadh sta investendo nella resilienza infrastrutturale del proprio sistema logistico, riducendo la dipendenza da un singolo punto di passaggio marittimo. Per le aziende italiane che operano o vogliono operare nell'area Gulf, in particolare chi ha supply chain legate a materie prime, petrolchimici o beni industriali diretti verso i mercati del GCC, questo ridisegno delle rotte terrestri apre scenari nuovi che vale la pena monitorare da vicino.

Fonte: https://www.trasportoeuropa.it/notizie/intermodalita/arabia-saudita-potenzia-corridoi-intermodali-su-terra-per-evitare-hormuz/